Aldo Soligno: Rare Lives

Ciao ragazzi, le interviste continuano ed oggi è il turno del fotografo Aldo Soligno, protagonista della settimana, ospite della nostra rubrica dedicata ai fotografi emergenti. Fotogiornalista italiano, nato a Napoli e cresciuto a Modena, Aldo ha fatto della sensibilità e della semplicità, caratteristiche predominati della sua arte.

Abile nell'evocare emozioni e suggestioni nelle storie che racconta con la fotografia: dall’esplorazione del legame tra i media e la guerra nella Striscia di Gaza, fino al più recente progetto sull’omosessualità in Uganda, riesce sempre a creare una profonda relazione con le persone e i luoghi che gli permette di raccontare storie visive di forte impatto emotivo.

I suoi scatti sono stati pubblicati su riviste di tutto il mondo: MSNBC, Marie Claire Francia, Vanity Fair Italia, Gioia, D di repubblica, il Venerdì di Repubblica, Panorama, Aftenposten e Corriere della Sera ed esposti a Roma, Milano, Amsterdam, Chelsea, Tokyo e Parigi.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Ho cominciato per caso durante il mio anno di Erasmus a Montpellier, in Francia. Fotografare era un modo per poter fermare nella mia mente le esperienze di quell’anno. Bisogna ricordare che all’epoca non c’erano gli smartphone, quindi senza una macchina fotografica non avrei potuto immortalare determinati momenti.

Cosa ti piace della fotografia?

Non mi interessa tanto la fotografia in sé, infatti non sono assolutamente un esperto di tecnica. La fotografia rappresenta per me un mezzo per scoprire e indagare altre realtà. Diciamo che è una scusa per poter entrare e documentare le vite che non ho vissuto e non potrò mai vivere altrimenti.

Ti sei mai sentito ispirato da qualche fotografo?

Non ho un fotografo particolare che mi abbia ispirato, ho cominciato osservando in maniera compulsiva tutti i lavori dei fotografi Magnum e successivamente di Seven. Sebbene abbia uno stile completamente diverso, però, devo dire che in un qualche modo l’occhio di Martin Parr, ha notevolmente condizionato il mio modo di vedere e raccontare attraverso la fotografia. Per quanto riguarda invece il racconto di una storia, chi mi ha ispirato è stato Fabrizio de Andrè e il suo modo di osservare la realtà da tutti punti di vista senza esprimere mai un giudizio, ma avendo sempre come scopo finale la valorizzazione dell’umanità dei suoi personaggi.

Cosa ti attrae della fotografia?

Come già detto, quello che mi attrae della fotografia, é la possibilità di immedesimarmi, calarmi e vivere situazioni e vite che altrimenti non avrei mai potuto incontrare e fare mie.

Quanto è importante per te lavorare ad una serie? Pensi che una singola immagine possa avere forza?

Sicuramente la storia dimostra che singole immagini hanno cambiato il corso degli eventi, personalmente ritengo che la sequenza della serie in sé sia l’essenza del fotogiornalismo. La capacità di raccontare in maniera completa eventi complessi è ciò che rende una sequenza di foto qualcosa di unico.

È importante avere una filosofia per essere un buon fotografo?

Quello che trasmetti con le tue foto è la somma di tutti i pensieri e riflessioni che avrai fatto sull’argomento che stai raccontando. É ovvio che, maggiore sarà la complessità e la profondità di pensiero che avrai su un argomento, migliore e profondo sarà il lavoro complessivo.

Secondo te è possibile imparare un modo di osservare?

Non credo sia possibile imparare un modo di vedere, come dicevo prima dipende dal modo di pensare, ma sono sicuro che si possa, anzi si debba, allenare il proprio sguardo per farlo evolvere e migliorare costantemente.

Qual è la tua fonte d’ispirazione?

Non so da dove traggo ispirazione, generalmente dalle persone che incontro e che saranno i personaggi delle storie che racconto. Sono loro a ispirarmi e a darmi la possibilità di delineare la struttura e lo svolgimento della storia.

Dimmi qualcosa sulla tua libreria.

Puoi suggerirci 5 libri che ogni fotografo dovrebbe possedere?

Sicuramente ci sono tantissimi libri che un fotografo dovrebbe avere, personalmente quelli che non possono mancare secondo me sono: Vietnam Inc di Philipp Jones Griffiths, Dies Irae di Paolo Pellegrin e ovviamente Genesis di Salgado.

Che consiglio daresti ad un giovane fotografo?
Non saprei esattamente quale consiglio dare ad un giovane fotografo, sicuramente quello di seguire la propria passione, ma contemporaneamente di ricordare che ormai é obbligato a diventare imprenditore di se stesso. Questo non vuol dire che debba ”vendersi” ma sicuramente l’idea romantica del fotografo che gira il mondo con la macchina fotografica a tracolla e poi riesce a vivere vendendo le foto ai giornali è sicuramente morta da un pezzo.
Cosa stiamo per vedere?

Malattie rare, un viaggio fotografico che racconta "vite rare"

Necessità, difficoltà quotidiane, speranze, ma anche le loro piccole e grandi gioie. Quelle dei pazienti affetti da una malattia rara messe sotto la lente di una macchina fotografica per fermare con uno scatto il loro vissuto. È Rare Lives, un viaggio appunto fotografico che ci porta alla scoperta di storie meravigliose da conoscere e condividere.