Alex Prager: Fotografia Cinematografica

Set quasi cinematografici, immagini sospese, vagamente minacciose. Alex Prager è una fotografa, ma il suo sguardo è assolutamente cinematografico. Tutto nel suo lavoro indica allo spettatore che si tratta di finzione, condensata in un’immagine sospesa, irrisolta, leggermente minacciosa.

«Ricordo bene quando ho deciso di diventare fotografa: un pomeriggio, uscita dal liceo, sono andata in un museo e ho visto gli scatti di William Eggleston. Non avrei mai immaginato che una fotografia potesse trasmettermi una tale emozione».

In un solo colpo d’occhio, osservando le sue fotografie, emergono l’artificialità del cinema hollywoodiano degli anni ’50, l’atmosfera straniante dei dipinti di Hopper, l’universo apatico di Larry Sultan, la melodrammaticità di Todd Haynes e un costante rimando all’immaginario hitchcockiano: i personaggi ritratti – e in particolare le sue eroine – non sembrano mai al sicuro.

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