Emanuele Giacomini: Circus

Mentre la tenda che fa da foyer è già affollata di spettatori curiosi e impazienti, nei camerini c'è chi finisce di prepararsi: capelli raccolti, mascheroni di cera, trucchi prepotenti. C’è chi finisce di infilarsi un costume, chi fa esercizi di stretching, chi prova il suo numero. Volano clave e volano battute e la tensione sale. “Signore e signori, ragazzi e ragazze, benvenuti al più grande spettacolo del mondo, dove giochi di incastri tra acrobatica al suolo e al trampolino, verticalismo, fachirismo, contorsionismo, manipolazione, fantasismo e folle comicità, daranno vita ad un viaggio comico nella follia. Qui trovano asilo solo i pazzi, e i pazzi, si sa, non conoscono regole".

Uno spettacolo dalle tinte forti che racconta, con il filtro dell’ arte, quello che purtroppo è realmente accaduto nei manicomi. Un gioco che colpisce diritto le menti.

Ma in fondo, chi sono i pazzi?

Qual è il loro posto nella società?

«Volete sapere cos’è la follia? Chiedetelo a un matto. Vi dirà che siete voi pazzi, folli, fuori di testa. Chi avrà ragione? Lui, o voi che lo guardate come matto? Ogni granello di sabbia può generare una perla. Immaginate quanti milioni di granelli di sabbia ci sono e quante perle nascono, mai scoperte. E quante, invece, non diventeranno perle, perché la loro libertà sarà sempre scambiata per follia».

Sottile è il confine tra sani e malati e spesso non è neanche così netto.

Ma dietro coloro che additiamo come pazzi, si celano talvolta le persone più geniali.

Così è stato per John Nash, vincitore del premio Nobel più volte ricoverato e internato, o per Van Gogh, l'esempio più famoso di artista affetto da gravi problemi mentali.

All’interno di questo grande spazio, fisico quanto metaforico, le gabbie non contengono tigri, leoni o cerchi infuocati, ma raffigurazioni di individui dissennati e deliranti, che la stessa società civile potrebbe definire folli, ma che, forse, ha contribuito a farli divenire tali.

Le quasi due ore di acrobati, saltatori, giocolieri, musica, luci, costumi, coreografie, scenografie, trapezisti, clown, profumo di popcorn, zucchero filato e talento; non sono i numeri di un semplice spettacolo, ma un luogo in cui il senso delle cose è totalmente capovolto.

Si tratta di "Psychiatric Circus”,  un circo psichiatrico messo in scena dagli attori, acrobati e performer del Noveau Cinque, una compagnia che si ispira ai giochi di luce e alle illusioni del Cirque du Soleil.

E il progetto che state per vedere è “Circus”, realizzato dal fotografo di origine romana, Emanuele Giacomini.

Emanuele racconta, vive e si immerge in quello spazio surreale, dove realtà, arte, luci ed ombre si fondono in un connubio potente. Esso descrive in immagini un mondo discosto ma vicino, vivo ma apparentemente in declino, vero e verosimile al tempo stesso, quello del microcosmo che racconta il grande spettacolo della follia. Il reportage, tuttavia, denuncia anche una verità difficile e figlia dei nostri tempi: la decadenza degli spettacoli circensi in favore degli effetti speciali di nuova generazione. Sembrano questi, infatti, gli unici mezzi con cui l’uomo moderno possa ancora riuscire a stupirsi e rimanere incantato. In tutta questa tecnologia, però, sono le emozioni suscitate dai nostri simili a rimanere più autentiche, poiché in essi possiamo riconoscere la stessa umanità che ci accomuna e che ci riunisce, materialmente e fisicamente, sotto lo stesso tendone. -Emanuele Giacomini

Emanuele Giacomini: Circus