Fotografia e Cinema

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La storia d’amore tra la il cinema e la Magnum “Photography” è una relazione che va avanti da molto tempo, una vera storia di passione, di complicità, quasi come uno di quegli amori letterali decantati dai grandi poeti.Un lavoro straordinario che non ha niente a che vedere con la fotografia di scena, in quanto è una vera e propria perlustrazione creativa realizzata senza vincoli, con onestà intellettuale e libertà creativa, per raccontare, fornire nuove prospettive, influenzare e per servirvisi semplicemente l’uno dell’altro. Nove dei fotografi più famosi dell’agenzia Magnum tra i quali, Eve Arnold, Cornell Capa, Henri Cartier-Bresson, Bruce Davidson, Elliot Erwitt, Ernst Haas, Erich Hartmann, Inge Morath e Dennis Stock, hanno coperto gli eventi sia dentro che fuori dal set.

 MA COME COMINCIA TUTTO

È grazie all’incontro con Ingrid Bergman, nel giugno 1945, che Capa, Co-fondatore dell’agenzia Magnum inizia a frequentare l’ambiente hollywoodiano. Capa è bello come un attore. Allegro, simpatico, piace alle donne e la prima volta che incrocia lo sguardo dell’attrice, all’hotel Ritz di Parigi, nasce un amore che durerà due anni. Quando, agli inizi del 1946, lei inizia le riprese del film di Alfred Hitchcock Notorius, per starle vicino si accredita sul set come inviato di Life. Durante l’occasione scatta molte foto di scena e del dietro le quinte.

Anche Harry Gruyaert dopo aver studiato presso la Scuola di Cinema e Televisione di Bruxelles, inizia la sua carriera di freelance a Parigi nel campo della pubblicità, lavorando allo stesso tempo come direttore della fotografia per la televisione fiamminga. Quest'esperienza risulta decisiva nell’avvicinare il giovane fotografo all’importanza strutturale della luce all’interno di una composizione. Lui stesso a Londra durante un evento organizzato dalla Magnum affronta un discorso sull’importanza della relazione tra cinema e fotografia, sostenendo con fermezza la possibilità di creare una combinazione che porti a nuove prospettive.

Da amante del cinema Gruyaert è uno di quei fotografi che ha sperimentato tantissimo, si dichiara molto più vicino alla pittura che al fotogiornalismo e afferma che ad aver influenzato la sua fotografia siano state le atmosfere create dal regista italiano Michelangelo Antonioni, noto per il cult Blow Up del1996. Ad Antonioni ha dedicato una mostra personale, Variations Under Inspiration, dove le sue opere sono state esposte accanto alle fotografie di alcuni film di Antonioni.

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Durante lil medesimo evento organizzato dalla Magnum, la regista Sophie Bassaler ha parlato di Gueorgui Pinkhassov e di quanto la sua visione fosse stata influenzata dal grande regista russo Andrei Tarkovsky.

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La stessa ha continuato definendo il caso del fotografo Patrick Zachmann semplicemente magnifico. Le sue fotografie della mafia cinese, delle triadi di Hong Kong e di New York sono state palesemente influenzate dai film cinesi realizzati a Shanghai negli anni ’30.

“Una connessione straordinaria”.

USA. New York City. 1989. Gambling in the Hung Mon Association Headquarters during the Chinese New Year. The Hung Mon (red Gang) organization is the leading power of all the Chinese Tongs in New York and directly linked to the Triads.

USA. New York City. 1989. Gambling in the Hung Mon Association Headquarters during the Chinese New Year. The Hung Mon (red Gang) organization is the leading power of all the Chinese Tongs in New York and directly linked to the Triads.

Si dice che il cinema e la fotografia siano due linguaggi che hanno avuto e hanno tuttora un eccezionale relazione di scambio che ha prodotto e produce stimoli interessantissimi alla creatività dei registi e ispirazione al lavoro dei fotografi.

È davvero curioso come in alcuni casi, le fotografie più iconiche, siano state ricreate egregiamente all’interno dei fotogrammi di un film. È il caso di Robert Capa e delle sue famosissime fotografie degli sbarchi divenute punto di riferimento di Steven Spielberg per la realizzazione di “Salvate il soldato Ryan (1998)”.

FRANCE. Normandy. W.W.II. Operation OVERLORD. Omaha Beach. June 6th, 1944. In June 1944 the Allied forces opened a second front in Normandy (after the one in North Africa and Italy) to liberate France. On June 6th, in what was later called D-Day, 90,000 soldiers landed on Omaha Beach (the coded name for Coleville-sur-Mer). Many of them were killed by German troops, but the Allies managed nonetheless to defeat the Germans. FRANCE. Normandy. W.W.II. Operation OVERLORD. Omaha Beach. June 6th, 1944. The first wave of American troops lands at dawn.

FRANCE. Normandy. W.W.II. Operation OVERLORD. Omaha Beach. June 6th, 1944. In June 1944 the Allied forces opened a second front in Normandy (after the one in North Africa and Italy) to liberate France. On June 6th, in what was later called D-Day, 90,000 soldiers landed on Omaha Beach (the coded name for Coleville-sur-Mer). Many of them were killed by German troops, but the Allies managed nonetheless to defeat the Germans. FRANCE. Normandy. W.W.II. Operation OVERLORD. Omaha Beach. June 6th, 1944. The first wave of American troops lands at dawn.

E come non ricordare il caso del fotoreporter Gilles Peress, che, nel corso degli anni si è trovato a documentare, in Irlanda, la famosa “Bloody Sunday” con la morte di Barney McGuigan, diventata nel 2002 un film scritto e diretto da Paul Greengrass.

CIT “..Io so che ad un certo punto io stavo fotografando e piangendo allo stesso tempo. Penso dev'essere stato quando vidi Barney McGuigan morto. Nel mentre lo raggiunsi, le persone erano ancora accalcate presso le cabine telefoniche, proteggendosi dagli spari. Ero solo. Poi un prete arrivò e comincià a dargli l'estrema unzione. Poi ricordo di avere fatto alcune foto. Io ricordo che io stavo piangedo mentre lo facevo..” Gilles Peress, Hidden Truths: Bloody Sunday 1972

NORTHERN IRELAND. Derry / Londonderry. 30th January 1972 . A victim, Barney McGuigan, lies in a pool of blood as the shooting stops on Bloody Sunday. Contact email: New York : photography@magnumphotos.com Paris : magnum@magnumphotos.fr London : magnum@magnumphotos.co.uk Tokyo : tokyo@magnumphotos.co.jp Contact phones: New York : +1 212 929 6000 Paris: + 33 1 53 42 50 00 London: + 44 20 7490 1771 Tokyo: + 81 3 3219 0771 Image URL: http://www.magnumphotos.com/Archive/C.aspx?VP3=ViewBox_VPage&IID=2S5RYD1VKS2&CT=Image&IT=ZoomImage01_VForm

NORTHERN IRELAND. Derry / Londonderry. 30th January 1972 . A victim, Barney McGuigan, lies in a pool of blood as the shooting stops on Bloody Sunday. Contact email: New York : photography@magnumphotos.com Paris : magnum@magnumphotos.fr London : magnum@magnumphotos.co.uk Tokyo : tokyo@magnumphotos.co.jp Contact phones: New York : +1 212 929 6000 Paris: + 33 1 53 42 50 00 London: + 44 20 7490 1771 Tokyo: + 81 3 3219 0771 Image URL: http://www.magnumphotos.com/Archive/C.aspx?VP3=ViewBox_VPage&IID=2S5RYD1VKS2&CT=Image&IT=ZoomImage01_VForm

Ci sono occasioni in cui invece il regista lavora di fianco al fotografo e questo rappresenta un momento di espressione creativa non indifferente. È il caso Josef Koudelka e del regista Theo Angelopoulos, grandi collaboratori nel 1994 per la produzione di Ulysses’ Gaze. Koudelka ha colto l’occasione per viaggiare in giro con la troupe cinematografica, ha sfruttato l'opportunità di esplorare luoghi come la Romania, l’ Albania, la Bosnia-Erzegovina e la Repubblica Federale di Jugoslavia. Ha girato città, paesaggi naturali, mercati, conosciuto gente del posto, creando la sua personale visione dei paesi e offrendo una prospettiva alternativa a quella rappresentata nel film di Angelopoulos.

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E per finire ci sono fotografi che sono anche registi, straordinari per l’appunto, come Raymond Depardon. Nel 1977, Depardon ha conosciuto Franco Basaglia, che ai tempi era il direttore del manicomio di Trieste e che era il capo del movimento psichiatrico alternativo. Basaglia ha chiesto a Depardon di scattare delle foto all’interno del manicomio, pregandolo. “Se non lo fai, non ci crederanno”, gli disse. Per quattro anni, Depardon ha fotografato i luoghi e le persone che affollavano il manicomio di San Clemente, per preservarne la loro memoria e nel 1982, è tornato al San Clemente per girare un documentario, un reportage video che a parere di Gruyaert supera di gran lunga le sue doti fotografiche.

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La fotografia e il cinema sono due amanti da sempre.

In una fotografia lo sguardo non può vagare, è tutto lì davanti agli occhi, fermo, niente da togliere, trasformare. E' come un testo denso da leggere, su cui è possibile soffermarsi e scoprire diversi significati. Nel cinema invece prende vita in un flusso che assomiglia più al tipo di visione del mondo reale.

Come due poli dello stesso magnete, la fotografia e il cinema, seppur diversi, si amano, convivono, insieme creano, s’influenzano servendosi l’uno dell’altra... ed è assolutamente straordinario.