Sicuri di esserci stati, sicuri di doverci andare

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Tu (Spectator II) e lui (Spectator I) siete dello stesso secolo. L’altro (Operator) è di un secolo prima di voi. Operator ha scattato la foto intorno al 1856. Spectator I ne ha scritto circa centotrent’anni dopo. In quell’occasione sostenne che avrebbe voluto vivere lì, in quell’angolo di mondo ritagliato dall’inquadratura scelta da Operator. Non seppe spiegarsi il perché, ma produsse diverse ipotesi: «Calore del clima? Mito mediterraneo, apollineismo? Assenza di eredi? Rifugio solitario? Anonimato? Nobiltà?» e poi concluse: «Qualunque cosa avvenga (di me stesso, delle mie motivazioni, della mia ossessione), io ho voglia di vivere là, in consonanza». Adesso tu, Spectator II, guardi la foto scattata da Operator ormai più di centosessant’anni fa, e ti dici che anche tu, come Spectator I, avresti voglia di provare la stessa cosa, di vivere là, in consonanza.

Per prima cosa devi capire l’ambiente, ti dici. Allora: si tratta di uno scorcio di un paese o di una città del Sud Europa. Il titolo ti aiuta: Alhambra, Granada. Sei in… o forse sarebbe più corretto dire: ci andò Operator, lo desiderò Spectator I e ora quest’angolo di Spagna lo guardi tu, Spectator II. Luogo esotico per Operator e per Spectator I, che sono rispettivamente un gallese e un francese di Normandia, pensi. Tu, Spectator II, invece, sei italiano e quando guardi quella fotografia, un po’ del suo fascino mediterraneo ti sembra che sbiadisca. Forse in te dovrebbe in qualche modo solleticarti il ricordo, ma per il momento non ne riesci a evocare neanche uno tuo.

Spectator I scrisse che per lui «le fotografie di paesaggi (urbani o agresti che siano) devono essere abitabili, e non visitabili». Sei d’accordo su questo. Come puoi non esserlo? Se non lo fossi salteresti da questa immagine a un’altra come quando da bambino sistemavi la tua collezione di cartoline. Te le ricordi le immagini di quelle cartoline? Adesso ricordi con una certa nitidezza le formule prestampate (saluti da Viareggio, baci da Igea marina, Agrigento – la Valle dei Templi), ma le immagini, nella loro estetica, a distanza di anni, sono sbiadite a favore dei cliché: sai di aver ricevuto una cartolina da Agrigento, una volta, ma non sei sicuro che ci fosse raffigurato il tempio della Concordia o quello di Giunone; non ricordi neppure se era una foto scattata di giorno o al tramonto.

Quelle cartoline, e anche le fotografie turistiche che ti venivano mostrate al ritorno da una vacanza, non potevano dirti niente di più di quello che mostravano perché erano prima di tutto luoghi della nostalgia di qualcun altro. E a pensarci bene, ora, le odi un po’ quelle cartoline: quanta nostalgia che amici e parenti spedivano all’indirizzo di casa tua! Allo stesso tempo ti penti: e tu, quanta nostalgia hai spedito in giro per il mondo?

A ogni modo, ora non sei davanti a una cartolina. Lo capisci perché più guardi la fotografia di Operator più ti sembra di affondarci dentro. Sì, la sensazione di cui ha scritto Spectator I forse cominci ad avvertirla. In qualche modo stai cominciando anche tu ad abitare la fotografia. Ci avevi quasi perso le speranze e stavi per dirti che, comunque, non c’era nulla di male. Tu non sei Operator, non sei neppure Spectator I. Sei solo un altro spectator, caro Spectator II, e non era detto che anche a te toccasse di abitare proprio questa fotografia. Ce ne sono tante da abitare, e chiunque può abitare una fotografia. E invece, proprio mentre la tua attenzione stava per passare a qualche altra fotografia, l’uomo seduto contro il muro ti ha detto qualcosa. Cosa? Questo preferisci tenertelo per te. Niente di così intimo, ma è una cosa che riguarda solo te in quanto Spectator II, con la tua vita da Spectator II, con il tuo immaginario di Spectator II. Una vespa, di un’estate di tantissimi anni fa ti ha punto, Spectator II, e il dolore lo avverti solo tu.

Questo testo appartiene al territorio della fiction. In omaggio al nome scelto per questa rubrica, Punctum, non si poteva non partire da La camera chiara, di Roland Barthes. Da quel testo sono tratte alcune citazioni, l’ispirazione per il titolo e il riferimento alla fotografia di Charles Clifford, Alhambra, Granada. Altra fonte d’ispirazione sono gli articoli “Andata senza ritorno” e “Fotografi, non andate a caccia di zanzare” apparsi sul blog di Michele Smargiassi, Fotocrazia.

Testo a cura di Andrea Siviero