Guida, Giuda!

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Guida, Giuda! Avete mai pensato quanto una semplice vocale possa totalmente cambiare il senso di una parola? Una “i” e una “u” padrone dell’intero significato letterale del termine. Per non parlare della disposizione delle stesse parole:

Giuda guida… ti porta ad un pensiero del tipo “sti cazzi, Giuda dove la trovava una macchina a quel tempo?!”, mentre "Guida, Giuda!" ti fa pensare a qualcuno che doveva essere proprio incazzato per imperare una simile esclamazione. Talmente incazzato da aver dimenticato che nell’anno Zero (come Renato) le macchine non esistevano ancora.

La fotografia, in quanto linguaggio, non vive una realtà molto diversa. Siamo ormai abituati a sentir parlare di Storytelling, perché diciamoci la verità, suona figo. "La fotografia è racconto!" Lo sostengono a gran voce le truppe di nerds dedicate a questo meraviglioso medium.

Ma è sempre così?

Ogni fotografia è racconto? Beh, probabilmente bisognerebbe iniziare a discernerne le diverse “categorie”. Mi spiego meglio:

Possiamo definire una fotografia di “still life” racconto?

Per me no.

Una bottiglia di vino, perfettamente fotografata, personalmente mi fa solo venire in mente che ho voglia di sbronzarmi.  Questo è forse già un racconto? Non credo, lo reputo più uno stimolo.

L’obiettivo dello scatto consiste proprio nello stimolare una pulsione, all’acquisto in questo caso. Guardo la foto, vengo investito da un’irrefrenabile voglia di vino, corro al supermercato e acquisto la marca meno costosa, non capendone nulla ahimè. 3 bottiglie al prezzo di una. E vai! Scende come l’acqua.

Così come per la fotografia forense, quella alla CSI per intenderci, che si pone l’obiettivo di raccogliere elementi investigativi (almeno credo), neanche quella può essere definita racconto a mio avviso... e  per la verità neanche la stragrande maggioranza della fotografia street di oggi tende a raccontarci qualcosa.  Questo però non è sempre vero.

La fotografia documentaria ad esempio, che si pone l’obiettivo di trasferirci un’informazione o un messaggio attraverso una serie di immagini, entra di tutto diritto nella categoria del “ti racconto qualcosa con le mie fotografie”.

Bando alle ciance e torniamo al "Guida, Giuda!" Perché la fotografia, in quanto linguaggio, subisce per certi aspetti delle analogie con il paragrafetto introduttivo di questo articolo: la scelta dell’autore sulla disposizione e sequenzialità delle immagini influisce sul senso stesso del messaggio, tanto quanto la disposizione delle lettere e delle parole sopracitate.

Quindi il fotografo decide come presentare un messaggio al fruitore finale: l’osservatore, l’osservatore stesso interpreterà la fotografie basandosi non solo su quello che vede ma anche su quello che percepisce. E se la visione è per certi versi (semplificando a manetta) universale, la percezione è individuale, in quanto subisce tutte quelle componenti culturali e caratteriali tipiche dell’individualità.

Quindi è praticamente un casino.

Se scrivessi “la mela era sopra il tavolo quando iniziò a rotolare fino a schiantarsi a terra”. Tu leggeresti “la mela era sopra il tavolo quando iniziò a rotolare fino a schiantarsi a terra”... Ma se dovessi raccontarlo per immagini solo pensando alla fotografia iniziale "una mela sul tavolo"?

Una superficiale osservazione ben presto lascerà ampio spazio alla percezione che attinge da ogni più recondito ricordo della tua vita. La mela verde come quelle che raccoglievo con mio cugino Gabriele, il legno di mogano come quello di mia Nonna Mela (è solo un caso che si chiami proprio come il frutto descritto) e ancora, la luce calda mi dona una sensazione di casa che associata a quel tavolo mi fa sentire il profumo dei biscotti alle Mele che faceva Mela (mia nonna).

Ma dai è solo una mela e un tavolo!

La fotografia però ha questo grande potere: scava nel profondo. Dal banale... al personale.

Forse sto divagando ma, facevo una strana riflessione recentemente con Valeria. Abbiamo preso come esempio la fotografia da matrimonio: Il territorio d’esplosione degli "storytellers" tipo pustole sul viso di un sedicenne in piena acne adolescenziale. Che schifo! Le pustole dico.

Comunque… La fotografia da matrimonio è un racconto? Non credo si possa generalizzare ma sforzandoci veramente tanto possiamo definirla tale. Ma è davvero così? Io la vedo un po’ come un ibrido tra il vino e la storia fotografica. Ogni immagine, con il tempo, acquisirà quella funzione di stimolo al racconto di un qualcosa che è stato. Col tempo si osserveranno le fotografie e si utilizzeranno come spunto per raccontare la propria storia: Lo stimolo della memoria. La simultanea esistenza della storia realmente documentata e della storia di una vita.

Confidandovi che forse questi pensieri nascono dal fatto che quel vino l’ho davvero bevuto, inebriato e confuso rientro a casa, ma con la metro. In queste condizioni, Giuda chi guida!