Immagini da mare

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L’estate mi rende malinconico. Credo che sia colpa dei riti. Mi riferisco ai riti legati alle vacanze, al mare, all’andare per spiagge. Di solito funziona così: mi alzo molto presto quando voglio camminare lungo il litorale quasi deserto. Molto tardi se arrivo da follie della notte. Mai a metà mattina. Credo che non ci sia nessuno che si svegli a metà mattina, in luglio o agosto, al mare. Le dieci del mattino, qui in riviera, sono né presto né tardi: solo un orario per lasciare libere camere d’albergo e bungalow e appartamenti quando la vacanza è finita.

Questa volta è presto, e la spiaggia mi accoglie con le cabine di Franco Fontana: bianco, verde, rosso; ombre, forme, colori. Tutto qui: un’immagine che anticipa il mare. L’essenziale che annuncia il blu che s’incomincia a intravedere, dietro. Come il profumo di salsedine e pitosfori e pini marittimi che raggiunge le narici del viaggiatore qualche chilometro prima della riviera; come l’indaco che appare, all’improvviso, dietro una curva della strada o nel finestrino di un treno.

Franco Fontana - storia della fotografia - magazine di fotografia

Comunque il mattino trascorre: passeggiata, partite a racchettoni, bagni e corpo disteso al sole. Qualche volta caffè e parole crociate; molto più spesso cocacola e gazzetta o uno di quei rotocalchi che riesco a leggere solo in estate senza cedere alla vergogna. La principessa di Monaco ha la mia età, leggo. Sono già trentadue anni che attraversa immagini sfocate su carta da rivista di bassissima qualità, mi dico.

Verso le undici e mezza è tutto già troppo: la sabbia che scotta, il sole alto, le ombre corte. Il rifugio è un bar o un ristorante; sempre più spesso, però, pranzo al sacco nell’area minima al riparo dell’ombrellone. Panino con salame, insalata di riso, frutta (di solito melone o anguria). Niente caffè. Acqua liscia: tanta. Un tempo: sigaretta (sarebbe stata la terza o la quarta della giornata) e sguardo al mare. Ora solo lo sguardo al mare, io sempre all’ombra, rannicchiato. Nell’ora di pranzo la spiaggia vive la sua pausa metafisica, penso. È una foto di Piergiorgio Branzi, mi dico, Adriatico, 1957. Verrebbe da guardarsi attorno e cercare un chioschetto, e cercare in una finestra la sagoma di un uomo che beve. Una di quelle immagini cristallizzate dal mezzogiorno.

Piergiorgio Branzi - storia della fotografia - magazine di fotografia

Chissà, mi dico, e intanto è già l’una, l’una e mezza, le due – il tempo procede a strappi, al mare: avanti veloce, fermo, ancora avanti, ancora fermo. Un uomo ha trovato il suo riposo leggero nelle ombre delle cabine che si allungano sulla sabbia e io penso che è ancora Branzi, per fortuna c’è il suo realismo elegante, formale e languidamente metafisico a ispirarmi in queste ore calde. Mi distendo anche io come l’uomo che riposa all’ombra delle cabine, chiudo gli occhi e sono già…

Piergiorgio Branzi - storia della fotografia - magazine di fotografia

Mi sveglia la fauna del pomeriggio. Ad occhi chiusi so già cosa mi aspetta. Disordine e fluttuazione: frammenti di dialogo socio-politico, richiami di padri, corse di bambini, venditori di cocco-bello, cocco-bello, cocco-buono, signore in costume intero, ragazze in bikini, forse qualche topless, e poi bicipiti e pettorali guizzanti, quadricipiti luccicanti di crema abbronzante, occhiali da sole tondi, quadrati, a goccia, modello Blues Brothers, e ancora, ombrelloni troppo vicini, troppo bassi, sdraio, lettini, teli da mare, lettini, sdraio, lettini, lettini, un materassino a righe, uno grosso appena come un cuscino da mettere sotto la testa, uno a forma di coccodrillo, uno a forma di orca, bambini e bambine che vogliono andare a fare il bagno, madri che dicono a bambini e bambine che vorrebbero andare a fare il bagno che è troppo presto, che hanno mangiato da troppo poco, che se vanno a fare il bagno adesso rischiano una congestione, e poi ancora ancora, pance, petti villosi e glabri, sfumature alte da gioventù anni novanta, treccine giamaicane, teste perfettamente rasate. Qualcuno direbbe: apri gli occhi e sei dentro un Parr.

Martin Parr - storia della fotografia - magazine di fotografia

Martin Parr on Photographers Books

Ma è un’estate italiana, quella che scorre intorno a me, quindi mi serve l’immagine di una spiaggia italiana. E poi le ore più calde, con i contrasti più netti, riesco a pensarle solo in bianco e nero. Così, ancora ad occhi chiusi, penso a Luciano Leonotti, il paese delle vacanze, e mi dico: adesso apro gli occhi e trovo un uomo che cammina sul bagnasciuga trasportando un’enorme conchiglia.

Luciano Leonotti - storia della fotografia - magazine di fotografia

Apro gli occhi in effetti, mi guardo intorno. Niente uomo con conchiglia. Semmai un ragazzo che trasporta un canotto sulla testa. Non è il mio momento, questo. È ora di spostarmi, mi dico. Potrei andare a bere una birra nel chiosco che qualche ora fa era un Branzi. Adesso è cambiato, lo vedo da qui, la sospensione metafisica ha ceduto il passo a Claude Nori, alla spensieratezza delle sue foto di giovani uomini e giovani donne della riviera. È qui che si ritrovano il pomeriggio questi giovani, in questi chioschetti. A mangiare ghiaccioli e a giocare a ping-pong. A parlare, a rilassarsi, a flirtare, a mantenere vivi gli amori dell’estate e a sognare quelli dell’estate successiva.

Claude Nori - storia della fotografia - magazine di fotografia

E infine il tramonto. Lo aspetto nel chiosco, al fresco. Aspetto che la fauna defluisca e mi regali un’ultima immagine della spiaggia vuota. Accade di solito dalle sette e mezza in poi. La fauna torna ad alberghi, bungalow, camere e appartamenti in affitto. Si rintana, la fauna. Mi lascia di nuovo di fronte a spazi metafisici. Mi lascia solo nella luce del tardo pomeriggio, tra le cabine e i tavoli da ping-pong abbandonati, nel silenzio enigmatico di un Ghirri, contemplo il filo dell’orizzonte.

Luigi Ghirri - storia della fotografia - magazine di fotografia

Luigi Ghirri on Photographers Books

Ma l’orizzonte è sfuggente, a quest’ora; è una linea che trascolora nel cielo e mi riporta da Fontana.

Franco Fontana - storia della fotografia - magazine di fotografia

 

Testo a cura di Andrea Siviero