Jan Caga: Spirit above Waves

Quanti disabili e loro parenti ho conosciuto nella mia vita, molti con il dolore negli occhi ma sempre col sorriso sulle labbra.

La gente, solitamente, si lamenta ogni giorno per qualunque cosa, quasi a sfinire chi la ascolta e se stessa.

Nella disabilità, invece, c'è l'idea che bisogna "nascondere la sofferenza" che la comunità gli impartisce per status.

È giusto che qualcuno lo dica: "Noi sfigati, se voi non ce lo ricordate continuamente, siamo esattamente come voi, preda delle vicissitudini, ma non dei nostri limiti. Io, se mi guardo allo specchio, non vedo la carrozzina... siete voi che con i vostri pregiudizi e imbarazzi ce lo ricordate, ma noi siamo noi, cioè Ileana, Francesco, Paolo...

L'handicap non lo portiamo noi, lo portate voi se costruite il gradino, se non ci inserite a scuola, se non permettete che diventiamo produttivi nel lavoro o se non considerate la nostra necessità di essere uomini e donne e se per tutta la vita, anche a settant'anni, ci definite "i ragazzi".

Non sono maestra di etica però lasciatemelo dire: ma perché i disabili, per farvi star bene, devono essere sempre felici? Ce lo meritiamo o no, qualche volta, di essere arrabbiati perché ci si buca una ruota o ci si rompe una calza, esattamente come succede a voi?".

Il progetto fotografico “Spirit above Waves” ci mostra dei nuotatori disabili durante una competizione in piscina.

L’acqua diventa l’elemento ideale per sperimentare la sensazione di libertà, un territorio dove i limiti fisici sembrano scomparire e i corpi sembrano di nuovo liberi di lievitare come uccelli.

Jan Caga ha lavorato con le comunità di disabili per diversi anni, sottolineando in diverse serie fotografiche come i portatori di handicap possano vivere una vita piena grazie allo sport.

Jan Caga: Spirit above Waves