Julie Blackmon

Immaginate cosa si provi ad essere la più grande di 9 figli, madre di 3 bambini, protagonista di una vita dal sapore poco ordinario, artefice e coinvolta da una misteriosa dose di pura follia familiare.

Julie Blackmon, la donna in questione, fotografa originaria del Missouri, osserva attraverso gli occhi di una madre, un mondo popolato da giovani sirene in piscina di gomma, Bubble Girl con tutù e hula hoop, sentieri di gesso, girotondi di stoffa, sandwich di gelato.

Un mondo meno surreale ma altrettanto onirico e giocoso, per il quale Julie ha utilizzato un registro cromatico che ha il pregio di restituire tutta l’intensità e spensieratezza della quotidianità a misura di bambino, profondamente debitrice di un immaginario fantastico che non conosce limiti.

Osservando le immagini ci sembrerà di sentire le urla dei bambini, i loro litigi, il rumore delle rotelle che girano sull’asfalto, il suono che le bamboline di plastica provocano quando vengono buttate a terra.

La sua personale visione del disordinato ordinato, zampilla da tutte le sue fotografie.

Ogni famiglia ha un segreto, e il segreto è che non è come le altre famiglie.

(Alan Bennett)

L’interesse di Julie Blackmon verso questo tipo di fotografia è nato durante gli anni del college, in particolare, quando il suo professore presentò alla classe delle slide di artisti quali Emmett Gowin, Diane Arbus e Sally Mann, la quale ha avuto una forte influenza sui suoi lavori.

Far parte di una famiglia numerosa, composta da ben otto fratelli, le ha permesso di perfezionare la tecnica e trovare uno stile del tutto particolare che unisce il reale all’immaginario con la stessa ironia, dose di colore e di introspezione ispirate dalle opere del pittore olandese Jan Steen.