L’amore dietro l’obiettivo

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In occasione di San Valentino, qui su Kittesenk, avremmo potuto parlarvi di baci.Sarebbe stato perfetto, no?

Ad esempio avremmo potuto descrivere alcuni dei più celebri baci della storia della fotografia: gli innamorati di Doinsneau, quelli immortalati a Venezia o Parigi da Berengo Gardin, il famosissimo California Kiss di Erwitt o il Kiss in Times Square di Eisenstaedt. E poi saremmo potuti arrivare ad oggi, e magari scrivere di come l’immagine di un bacio riesca ancora a trasmettere messaggi dal valore universale (vedi la foto di Rich Lam).

Avremmo potuto. Ma non avevamo molta voglia di parlare di baci, per questa volta. Oggi avevamo voglia di percorrere l’obiettivo nella stessa direzione della luce e dedicarci all’occhio, alla mente e al cuore di chi scatta. Quindi non parleremo di fotografie, ma di fotografi. L’amore dietro l’obiettivo, allora: le storie di tre celebri coppie legate dalla passione per la fotografia.

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Tina Modotti e Edward Weston

Cominciamo con la coppia più lontana nel tempo. Siamo negli anni ’20 del Novecento, tra la California e il Messico. Edward Weston e Tina Modotti si conoscono a Los Angeles nello studio del pittore Robo (Roubaix de l'Abrie Richey), marito di Tina. Edward Weston è già considerato un maestro della fotografia, mentre Tina Modotti è una fascinosa italiana, emigrata in America nel 1913, che è riuscita a ritagliarsi un piccolo successo a Hollywood recitando in alcune pellicole. Robo e Weston sono amici, e Weston è un assiduo frequentatore del circolo artistico del pittore.

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Edward Weston all’inizio degli anni ’20 sta vivendo un periodo di crisi artistica e familiare. È alla ricerca di nuove forme di espressione, lontane dalla corrente del pittorialismo che ha dominato la fotografia fino ai primi anni del Novecento.

Tina Modotti, invece, ha deciso di mettere da parte la carriera da attrice e ha incominciato a interessarsi alla fotografia. Le sembra che la fotografia sia una forma di espressione artistica che regala ancora ampi margini di ricerca e di sperimentazione.

Inizialmente Tina posa come modella, ma piano piano, guidata dai consigli di Edward, comincia ad approfondire la tecnica fotografica. I due passano intere giornate insieme a discutere di arte e fotografia, e ben presto diventano amanti. Intanto, il rapporto tra Tina Modotti e il marito si disfa sotto il peso dell’amore che la donna prova per Edward. E lo stesso Edward ricambia Tina con passione e dolcezza. Robo allora si mette in disparte, si traferisce in Messico per cercare nuove ispirazioni per la sua pittura. Tina, dopo alcune settimane di lontananza da Robo, decide di seguire il marito. Tuttavia, non rivedrà mai più Robo: il pittore muore improvvisamente nel febbraio del 1922 a causa del vaiolo, proprio quando Tina sta per ricongiungersi a lui a Città del Messico.

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Edward Weston e Tina Modotti ricominciano a frequentarsi nel 1923, quando Weston decide di lasciare la moglie Flora May Chandler. Tina e Edward si trasferiscono con i figli di Weston in Messico e cominciano a frequentare i circoli artistici della capitale. Qui entrano in contatto anche con Diego Rivera e Frida Kahlo, le vere anime del fermento artistico messicano di quel periodo.

Tina migliora la propria tecnica fotografica e il rapporto sentimentale tra lei e Weston si trasforma in un vero e proprio sodalizio artistico. Tra il 1923 e il 1926 i due fotografi collaborano attivamente producendo alcune delle loro migliori opere. I due artisti si influenzano a vicenda, ma mentre Edward porta avanti la sua ricerca personale sui rapporti tra forma e soggetto, tra realismo e astrazione, Tina si concentra sulla fotografia come strumento di indagine e denuncia sociale.

Alla fine del 1926 la storia d’amore tra i due fotografi arriva al capolinea. Weston torna negli Stati Uniti dove prosegue la sua brillante carriera e dove aderirà, nel 1932, al gruppo f/64 di Ansel Adams. Tina, rimasta in Messico, si dedica sempre più a tempo pieno all’attivismo politico; continua a fotografare e a realizzare mostre solo fino al 1929. I due non si frequenteranno più: Tina muore in Messico nel 1942, mentre Weston si spegne nel 1958 a Carmel, in California.

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Gerda Taro e Robert Capa

Parigi, primavera del 1936. La fotografia di una giovane coppia sorridente a un tavolino del Café du Dôme. Li ha sorpresi così il fotografo Fred Stein, amico e collega di quei due giovani. I due giovani si chiamano Gerta Pohorylle e Endre Friedmann, ma da qualche tempo hanno cominciato a lavorare come fotoreporter per i principali giornali francesi con i nomi che li consegneranno alla storia della fotografia: Gerda Taro e Robert Capa.

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Gerda e Endre si sono conosciuti a Parigi, tra le redazioni dei giornali e i café frequentati dagli artisti. Lei è nata in Germania da una famiglia di ebrei polacchi ed è scappata dal suo Paese dopo l’ascesa al potere di Hitler. Lui è un ebreo ungherese, arrivato alla Gare de l’Est all’inizio degli anni Trenta, dopo essersi allontanato dall’Ungheria del governo autoritario dell’ammiraglio Horthy. Gerta e Endre hanno molto in comune: le origini ebraiche, una certa dose di intraprendenza e un profondo spirito antifascista. Presto si innamorano.

Quando conosce Gerta, Endre Friedmann sta provando a sbarcare il lunario con l’attività di fotoreporter. È talentuoso, ma anche nella Francia del Fronte Popolare le sue origini non lo aiutano di certo a trovarsi di fronte le porte spalancate. Fa fatica a ritagliarsi il suo spazio. Ma la sua è una grande passione e non ha nessuna intenzione di rinunciare alla fotografia.

Anche Gerta è interessata alla fotografia e grazie anche alle indicazioni di Endre, prende dimestichezza con la Leica e la Rolleiflex del compagno. È brava e presto comincia anche lei a proporre ai giornali i suoi primi reportage. Tuttavia il problema persiste: le commesse scarseggiano ed entrambi fanno fatica a far girare i loro nomi. È in quel momento, un po’ per sfida e per sopravvivenza, che inventano il personaggio del fotografo americano Robert Capa. E, appena iniziano a girare per le redazioni dei giornali fingendosi assistenti di questo fantomatico fotoreporter d’oltreoceano, cominciano a piovere le commesse.

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Nel luglio del 1936, pochi mesi dopo la foto sulla terrazza del Dôme, scoppia la guerra civile in Spagna. Gerta, che adesso si fa chiamare Gerda Taro, e Endre, che di li a poco tutti cominceranno a chiamare Robert Capa, partono per il fronte. Qui lavorano assiduamente, documentando gli scontri tra le truppe repubblicane e le brigate internazionali contro i franchisti. Le prime foto sono firmate a nome di entrambi i fotografi (Capa-Taro), ma presto cominciano a scattare e a firmare gli scatti in indipendenza. Alcune delle loro foto fanno il giro del mondo e testimoniano la barbarie della guerra civile, come ad esempio la foto Falling soldier, firmata da Capa o la foto dell’addestramento delle miliziane a Barcellona, scattata da Taro.

Il lavoro sui campi di battaglia rafforza il legame tra Gerda e Robert. In Francia, invece, i due giovani fotoreporter sono sempre più popolari per la straordinaria qualità dei loro reportage che appaiono su riviste come Regards, Vu, Ce soir. Ma sono anche amati dai miliziani e dai volontari delle brigate internazionali, che ne apprezzano lo straordinario coraggio che dimostrano sui campi di battaglia.

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Ma la storia di Gerda e Robert ha una fine tragica. Il 26 luglio del 1937 Gerda sta documentando una cruenta battaglia sul fronte di Brunete, nei pressi di Madrid. Capa non è con lei quel giorno: la sta aspettando a Parigi. Nel corso della rocambolesca ritirata dal fronte, sotto l’attacco dell’aviazione franchista, la vettura su cui viaggia Gerda, però, urta un carro armato alleato. La giovane fotografa, che viaggiava aggrappata al predellino, cade a terra e finisce per essere schiacciata dai cingoli del tank. Si spegne alcune ore dopo, in ospedale a Madrid. Al funerale, a Parigi, il 1° agosto, assisteranno decine di migliaia di persone che la omaggeranno come un’eroina della resistenza antifascista. Robert Capa, distrutto dalla perdita della compagna, non la dimenticherà mai e le dedicherà il suo libro Death in the making del 1938.

Hilla e Bernd Becher

Quella di Hilla e Bernd Becher è un’intesa sentimentale e professionale durata tutta una vita. Si sono conosciuti alla fine degli anni Cinquanta, quando erano entrambi studenti della Kunstakademie di Düsseldorf. Fin da subito, accanto al rapporto sentimentale (culminato nel matrimonio del 1961), cominciano a realizzare dei progetti fotografici firmati da entrambi. Interessati all’architettura industriale, Bernd e Hilla Becher dedicano le loro energie per fotografare e documentare il declino dell’industria pesante nella Germania degli anni Sessanta.

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Gli anni Sessanta, infatti, corrispondono alla crisi dell’industria mineraria dell’Europa settentrionale. Numerose industrie chiudono e le loro strutture rimangono abbandonate in attesa di essere demolite. Si tratta di un cambiamento epocale per quel che riguarda sia il tessuto socio-economico che quello paesaggistico e, per mantenere la memoria, Bernd e Hilla Becher decidono di dedicarsi completamente a un progetto di catalogazione di queste strutture. Fotografano torri minerarie, cisterne, altiforni e altre strutture industriali destinate a scomparire. È un progetto articolato che comprende immagini della stessa struttura da diverse angolazioni (Sviluppo), oppure tavole costituite dalla successione di strutture simili fotografate in luoghi diversi in giro per l’Europa settentrionale (Tipologie).

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Quello che interessa alla coppia di fotografi non è mostrare le strutture in funzione, ma mostrare semplicemente che cosa sono. Quindi Bernd e Hilla Becher si danno delle regole ben precise: niente figure umane; si scatta solo con cielo coperto e non negli orari in cui le ombre sono più nette; niente fotografie dal basso verso l’alto e viceversa, ma inquadrature frontali, linee dritte. Tutto deve apparire oggettivo, come se fosse destinato a un manuale scientifico. Tuttavia, quello che può sembrare un semplice lavoro analitico, di raccolta di dati, per Bernd e Hilla è un impegno volto a liberare la fotografia da un carattere espressionista, per restituirle l’oggettività documentaria.

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L’opera di Bernd e Hilla Becher farà scuola e riceverà numerosi premi e riconoscimenti nel corso degli anni, come il prestigioso premio Hasselblad nel 2004. Verso la fine degli anni Settanta, Bernd e Hilla istituiscono la classe di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. Questa esperienza, che prenderà il nome di Scuola di Düsseldorf, formerà una nuova generazione di fotografi che porteranno avanti la filosofia dei coniugi Becher. Seppure con approcci diversi, gli allievi dei Becher fanno propria la grammatica visiva proposta dai Becher, applicandola anche a contesti diversi come la fotografia di ritratto, ad esempio. Tra gli allievi dei Becher si ricordano, tra gli altri, Andreas Gursky, Candida Höfer, Axel Hütte, Thomas Ruff e Thomas Struth.

Qualche piccolo extra per approfondire:

Su Tina Modotti e Edward Weston: Pino Cacucci, Tina, Feltrinelli, 2005. Biografia romanzata.

Su Gerda Taro e Robert Capa: Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, Guanda, 2017. Romanzo.

Su Hilla e Bernd Becher: Foto storie di un istante, Nuova oggettività. Documentario.