Intervista: Luca Rossi

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Ciao ragazzi! È tempo di tornare alle nostre interviste, ed oggi faremo quattro chiacchiere con il fotografo Luca Rossi, ospite della nostra rubrica dedicata ai fotografi emergenti. Luca, nato e cresciuto a Roma, nel 2003 sente la necessità di partire in cerca di indipendenza dopo aver capito che l’università di Architettura non rispecchiava di certo la strada che avrebbe voluto intraprendere.

Si definisce un ragazzo come tanti, ironicamente anche poco più di un ragazzo, un ragazzone sui 35 anni, a cui non piacciono le cose facili ma a cui piace darsi da fare.

Il suo amore per la fotografia nasce diversi anni fa, cresciuto parallelamente all'amore per i viaggi e i posti lontani.

"Sono stato sempre affascinato dalla bellezza della natura incontaminata e dalle culture diverse dalle nostre, studiare fotografia è stato un passo fondamentale per apprezzare ancora di più questi aspetti. La mia fotografia è in continua evoluzione. Non amo seguire le mode temporanee. Quotidianamente nutro la mia curiosità e sete di conoscenza con molti elementi di ispirazione: Film, videoclip, fumetti, storia. Scatto fotografie praticamente ogni giorno in ogni situazione. È difficile trovarmi in giro senza una macchina fotografica. Così cerco di alimentare i miei progetti personali".

Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Ho iniziato nel 2008, anche se ho studiato fotografia la prima volta durante il master in CGI nel 2002.

Cosa ti piace della fotografia?

Ho sempre amato l'estetica, la simmetria e la pulizia nelle immagini. Ora ho cambiato totalmente idea a riguardo, ho assimilato la fotografia come linguaggio comunicativo e adesso è un mezzo di espressione che riesco a "padroneggiare" per comunicare.

Ti sei mai sentito ispirato da qualche fotografo?

Si certamente, l'ispirazione è costante e arriva da fotografi attuali e del passato, ma tanto anche dal cinema. Su tutti adoro Gregory Crewdson (inarrivabile), mi ispiro tanto a Saul Leiter, Herzog, Haas e Martin Parr... la lista comunque è molto lunga.

Cosa ti attrae della fotografia?

Ho iniziato per portare a casa dei ricordi dei posti che ho visitato e poterli mostrare a chi non era in viaggio con me... amore per viaggi e fotografia sono cresciuti insieme.

Quanto è importante per te lavorare ad una serie? Pensi che una singola immagine possa avere forza?

Una serie di immagini mi consente di comunicare un messaggio più approfondito. Una fotografia singola per raggiungere quel livello di comunicazione deve essere molto forte, e per me cercare di ottenere una foto d'impatto può creare frustrazione.

È importante avere una filosofia per essere un buon fotografo?

Credo che sia importante per essere delle buone persone a prescindere dalla fotografia.

Secondo te è possibile imparare un modo di osservare?

Certamente, io sono un fermo sostenitore di questo, credo molto nell'importanza dell'esercizio visivo. Gli occhi vedono sempre, bisogna solo dare l'input giusto alle persone per mostrargli cosa vedere, questo attraverso lo studio sopratutto. (sembro Morpheus di Matrix vero?)

Qual è la tua fonte d’ispirazione?

I film sono una grande fonte di ispirazione, ed in realtà, vi svelo che a guidare questo progetto è stata una forte sensazione interiore.

Dimmi qualcosa sulla tua libreria.

Che consiglio daresti ad un giovane fotografo?

Difficile dare consigli, mi ritengo anche io un giovane fotografo nonostante l'età, posso solo dire rispettate la fotografia perchè oggi i primi a mancarle di rispetto sono proprio i giovani fotografi.

Cosa ci fai vedere?

The Color Pursuit: un progetto fotografico sui colori

Questo progetto nasce da un bisogno interiore, anzi da una sofferenza interiore.

Sono un tipo città, nato e cresciuto tra i palazzi e i semafori, ne ho vissute diverse in Italia e all’estero, ma negli ultimi anni sono andato a vivere fuori, tra la natura. Frequentando sporadicamente i paesaggi urbani ho aperto gli occhi intorno a quello che ero sempre abituato a vedere. Così ho cominciato ad osservare. Con l’aiuto della memoria fotografica ho da subito notato come i colori nel contesto urbano stavano via via svanendo.

Auto, insegne, palazzi, persone si sono negli anni sempre più desaturate, assumendo colorazioni fredde tipiche dello stile contemporaneo, perdendo così carattere, appiattendo il contrasto con il grigio del cemento e rendendo tutte le cose molto simili, quasi indistinguibili. Questo aspetto lo sto ancora studiando e approfondendo con l’aiuto di una sociologa, che mi sta mostrando quanto questa mia sensazione è in verità già realtà.

Ho anche letto un romanzo molto bello di un designer (famoso per un saggio sui colori) di nome Jean-garbiel Causse, dal titolo “La felicità ha il colore dei sogni” in cui si immagina un mondo dal quale, all’improvviso, spariscono i colori e fa riflettere su quanto questi abbiano un ruolo fondamentale nella vita di tutti.

Ogni anno se si guardano dati statistici online, ci viene mostrato che il colore preferito dagli automobilisti per la propria vettura ricade sui «colori neutri», dal grigio metallizzato, nero, bianco, ad ogni modo tutti colori dai toni spenti. Oggetti di design e di arredo oramai sono solo cromati o bianchi. Le case? Solo bianco, ovunque. Oggi gli elementi con colori primari pieni sono spesso oggetti Vintage.

Da una ricerca su internet ho trovato un articolo che diceva:

«Una fitta coltre di conformismo avvolge le nostre scelte nell’arredo della casa, nell’acquisto di suppellettili, persino nel vestire. Una volta la vera eleganza era colorata, basti pensare alle decorazioni variopinte nei palazzi nobiliari tra Ottocento e i primi del Novecento». Oggi il colore «deciso» è quasi temuto, tanto è vero che sopravvive nei territori anticonformisti dell’alta moda o nell’abbigliamento eccentrico di certe famiglie reali.

Così con questo stato d’animo tarato sulla scala di grigi, ho preso quasi quotidianamente il treno per la città e ne è nata una ricerca di colore attraverso la fotografia.

Guidato da fonti di colore, oggetti, palazzi, insegne, ma anche persone, elementi e riflessi…scattavo tutte quelle cose che sprizzavano vita in un mare di grigia tristezza. Dopo mesi ho deciso di raccogliere tutto il materiale e quella che era soltanto una  mia sensazione è diventata un progetto che ho intitolato “The color pursuit”.

Le immagini selezionate sotto sono frutto di 4 editing diversi, aiutato da colleghi stimati. Una selezione derivata da circa 1500 foto tutte scattate rigorosamente con una Leica M8, che amo per la resa dei colori molto vicina alla pellicola Kodachrome, ed un formato 4:5, che ho scelto appositamente per dare più armonia alla composizione.

www.lucarossifoto.it


Puoi suggerirci 5 libri che ogni fotografo dovrebbe possedere?

La mia libreria è piccola, però c'è qualcosa di buono. Non sono un grande lettore, però sulla fotografia posso consigliare: Bystander: History of street photography, The last resort di Martin Parr, Personal Best di Erwitt, Color Correction di Ernst Haas, e ovviamente Early Color di S. Leiter.