Mauro Galligani: Leningrado, 1987

29.jpg

Era ancora la città di Lenin, a due anni della caduta del Muro e dalla fine del regime umanista.Un paese in letargo, l'unione Sovietica, a pochi mesi dal disagio che andrà ben oltre i limiti delle stagioni e travolgerà con la sua piena ogni potere, ogni istruzione, ogni livello di partito.

Chi aveva occhi per vedere, aveva già previsto tutto. Chi invece preferiva distogliere lo sguardo e magari sprofondare nel sonno, poteva ancora illudersi per un pó.

E nulla più di questa dolcissima bambina che riposa in un salone dell'Ermitage, sotto un famoso quadro del Canaletto dal titolo "L'arrivo dell'ambasciatore francese a Venezia", racconta la situazione di quegli anni cruciali, immobili e in ebollizione, gelidi e incandescenti, prima del crollo.

Accanto a lei, piccola cittadina sovietica vestita a festa, nel suo abitino di provincia e con quel fiore di stoffa tra i capelli, siede un'anziana signora, imponente, severa.

Mauro Galligani, da sempre attentissimo e sensibile ai tempi dell'est, nelle tracce del passato e nelle evoluzioni al futuro, coglie in questa vicinanza al femminile, la storia dell'ultimo secolo.

A sinistra, una donna che da piccola ha vissuto la guerra, l'assedio di Leningrado, la fame, la miseria e forse insieme a sua madre si sarà fatta coraggio ascoltando la musica di Sostakovic che gli altoparlanti diffondevano per le vie della città. A destra, nell'incertezza che riposa tra le ciglia chiuse di una bambina, è la Russia della Perestrojka.

Un giacimento di pace, una forma di resistenza.

E forse la bambina sul divano rosso, oggi quasi trentenne, avrà gia portato sua figlia a rivedere questi capolavori.

Leningrado, 1987Mauro Galligani