Bieke Depoorter: Night Walks with Agata

Era una notte come tante altre. Ero sola.

Me ne stavo sulla mia poltrona tappezzata d'un colore rosso "porpora".

Abitavo una camera d'un vecchio e signorile hotel a 5 stelle, dove vecchi signori, in giacca e cravatta scambiavano libri e gocce di liquore.

Dalla finestra godevo del rumore d'una pioggia fitta che scendeva rapida sui tetti e sulle strade. Scuotevo la testa a ritmo e seguivo la pioggia, mentre con il capo ondeggiavo da un lato all'altro.

Ad accogliermi Parigi, tra le luci melanconiche di una città romantica.

Sarebbe stata la mia casa per due settimane, era il Paris Lab, e noi, fotografi Magnum, eravamo stati invitati a trascorrere del tempo per realizzare un progetto a breve termine.

ll mio povero corpo fibromialgico non poteva stare seduto a lungo sul tetto di una cuccia e, comunque, non avevo neanche una macchina da scrivere.

Erano le 20:13, decisi di uscire!

Scesi a "la Gare d’Orsay", e vedere, contemporaneamente i principali incantesimi, la Senna con i suoi ponti e le bancarelle, il Louvre, Notre Dame, i giardini delle Tuileries, Place de la Concorde e l’inizio degli Champs Elysées, fu un vero colpo, dritto nelle vene.

Era piuttosto una notte umida, gli stivali fradici passavano da una pozzanghera all’altra.

Non c’era piacere nel misurare a piedi la città, e quel fervore che un tempo provavo nel camminare per ore con la mente sintonizzata all’assorbenza era solo un incredibile ricordo.

Infastidita dai piedi bagnati fermai un taxi.

Parigi è una città piena di strade e tombini, piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi, di cinici ubriaconi, dove Dio cavalca nudo per le strade come Lady Godiva, è una città di poeti, per lo più similissimi tra loro e invidiosi e pieni di rancore…

Avevo voglia di alcol, sigarette, e un mucchio di chiacchiere futili.

Scesi a Avenue des Ternes.

Entrai in uno di quei locali, era uno Strip club pieno di gente cattiva, innamorata della notte.

Mi avvinghiai al bancone, ordinai un Cognac e rimasi in silenzio ascoltando il fracasso del locale. Lottavo contro la mia voglia di non esserci e contro la consapevolezza che, comunque, non avrei voluto essere neppure altrove.

All'ingresso notai una donna. Portava un capotto bianco con un golfino di tulle pomposo.

Si muoveva come un burattino. Era fatta e la cosa sembrava non turbare nessuno. Neanche me.

Si avvicinò al bancone. Un doppio whisky Frank.

Era un'abitudinaria del posto. Si sedette al mio fianco e cominciammo a parlare, si chiamava Agata.

"I let myself be guided by the moment" -> Night Walks with Agata