Tania Franco Klein: la stanza

Erano le 00:13 minuti del 31 Dicembre e stavamo festeggiando l'appuntamento con il nuovo anno.Mi trovavo nel salone del 4° piano di Piazza Bonaccorso, dentro un vecchio palazzo. Lo stereo diffondeva la suadente voce di Janis Joplin. Le urla dai balconi e i fuochi d'artificio che, liberi come gabbiani maestosi, scoppiati in cielo, volavano via, mi davano noia. Lurida tradizione.

C'era chi spalancava la finestra per accendersi una sigaretta mentre le note scendevano sensuali tra le mura di casa. Adoravo quella musica, odorava dell'asfalto delle strade americane che avrei voluto percorrere in autostop.

Una stanza piena di specchi e quadri, luci soffuse, mi portava ovunque tranne che in quel salone.

Di getto acchiappai il telefono. Ero giovane e maleducata, potevo permettermelo. Instagram, il mio dio, chiamava.

Di fronte a me questo.

Il silenzio.

Mi passò davanti tutta la mia vita. Un lampo nel buio, un flash.

Avevo un animo gentile, amavo i vecchi miti, i film in bianco e nero, gli uomini tormentati.

Ma amavo questa foto più di tutto.

Portai le dita verso la bocca, avvicinai lo schermo del telefono ai miei occhi che d'un colpo si cosparsero d'un fuoco ardente. Dovevo scrutarla bene. Il cuore batteva forte e cenni di sudore comparivano sulle mani.

Non ero più in quel salone, ero là, dentro quella tv.

Vecchia e scolorita.

Percorsi in senso contrario e in pochissimi minuti la mia vita. Quel ritmo ebbro di gioia e insieme di dolore, era un viaggio nell'ignoto. Desideravo da sempre una vita a luci rosse, un pò madre un pò troia. Piena di eccessi e ascesa. L'avevo rincorsa ovunque.

Socchiusi le ciglia tremanti, un brivido m'accarezzava cosciente. Il mio destino era un altro. Una stanza fredda, come me. Vuota. Come una donna abituata a sentirsi sola in mezzo agli altri. Tormentata. Curiosa. Falsamente posata. Tutta d'un pezzo.

Ero arrabbiata, mi sentivo spaesata e questa visione m'aveva smascherata. Mi guardavo intorno e tutto quel piccolo mondo mi appariva una prigione.

Ignoravo tutti, sapevo che una tempesta m'avrebbe investita, di lì a poco, con la potenza di una valanga.